Saggio | Sull’etica della responsabilità

Nel loro saggio sull’etica della responsabilitàIvo De Gennaro e Ralf Lüfter esaminano un concetto chiave della riflessione etica contemporanea: la cosiddetta “responsabilità sociale”.

Quest’ultima sembra rispondere a ciò che gli Autori definiscono un “imperativo sistemico”, ovvero “l’obbligo che deriva all’uomo dalla necessità di autoconservazione di un sistema”, dove per “sistema” s’intende la totalità della natura assunta nel circuito delle dinamiche socio-economico-politiche. L’interrogazione si sofferma, in particolare, sulla posizione di Hans Jonas, e sul concetto di responsabilità che in essa si afferma.

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E. E. Cummings, Mt. Chocorua (ca. 1938)

De Gennaro, Lüfter — La perfezione tra passato e futuro

Video | Philosophy, Culture, and Diplomacy

On May 13, 2017, the Institute for Cultural Diplomacy in Berlin hosted a conference entitled “Philosophical Cultural Diplomacy. ‘A Special Approach’”. Keynote speakers included Jürgen Gedinat, Ralf Lüfter and Ivo De Gennaro, whose talks can be watched by following the links below.

Ralf Lüfter: “Bemerkungen zur ethischen Dimension des Fremden

Ivo De Gennaro: “Cultural Understanding and Ethical Need

Jürgen Gedinat: “The Importance of Philosophy in Cultural Diplomacy

Carlo Carrà, Paesaggio (1954)

Program

Saggio | Luce a se stessa trasparente

In questo saggio, Salvatore Lavecchia interpreta l’estetica di Plotino come pensiero intimamente legato alla “creatività noetica”. Secondo Plotino, l’autentica arte attinge, infatti, alle medesime forze divine che producono ogni possibile forma d’essere.

Il vero artista, per Plotino, partecipa in modo attivo e creativo della vita divina. Come ogni risultato di divina poiesi, le immagini che produce non sono, dunque, un depauperamento, ma un arricchimento dell’essere. Esse manifestano, in forma indeducibile ed irripetibile, il carattere “iconico” che dà essenza alla vita degli enti noetici: enti che si costituiscono come immagini non per velare, bensì per comunicare incondizionatamente il proprio essere, fino alla visibilità nel mondo.

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«La sfera di luce intelligibile è […] quella vivente, dinamica unità in cui […] il centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo […]»

«L’arte è […], in questo orizzonte, attività divina; non perché in qualche modo dipenda dagli dèi, ma perché è affine alla vita degli dèi, che, guidata dall’attività dell’intelletto, rende gli dèi percepibili mediante la loro bellezza (V 8.3.20-21): capaci di rendere trasparente la propria luce, la luce del proprio essere, anche nel mondo visibile.»

Aline de Souza Lopes, L’albero della grazia (2017)

Lavecchia — Luce a se stessa trasparente

Aufsatz | Keynes und die Zukunft der Ökonomie

Ivo De Gennaros Aufsatz versucht einen Schritt in die Richtung einer Erörterung des neuzeitlichen ökonomischen Denkens nach Adam Smith. Den Anlass zu diesem Versuch bildet ein Text von John Maynard Keynes, in dem dieser bereits auf die künftige Lösung des “ökonomischen Problems” – nämlich des für die Menschheit bislang bestimmenden Problems der so genannten absoluten Bedürfnisse – vorausblickt.

Die durch technischen Fortschritt und Kapitalakkumulation in absehbarer Zeit erreichbare Befreiung des Menschen von der vorrangigen Sorge um jene Bedürfnisse bezeichnet Keynes als „ökonomische Seligkeit“. Erst in dieser Seligkeit – der für immer gesicherten Muße – kann der Mensch eigentlich Mensch werden. Somit stellt sich die Ökonomie selbst dar als das Wissen von der Bedingung für die volle Menschwerdung des Menschen, der, einmal angelangt im „gelobten Land“, kaum mehr mit der inzwischen von wenigen Fachleuten besorgten ökonomischen Sphäre in Berührung kommt.

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»Denn: was ist das Leben auf der Erde – bloß für sich genommen und auf sich beschränkt? Ist es nicht ein end- und sinnloses Verfliegen und Vergehen, darin durch alles Aufblühen schon das Verwelken, in allem Wachstum der Niedergang, aus jeder Geburt das Hinscheiden hervorblickt? Darf der Mensch in diesem Leben auf eine letzte ihn aufnehmende Gunst, auf eine Wahrheit vertrauen?«

Eduard Habicher, Rosso-fuoco (2006)

De Gennaro — “The promised land”

Seminar | Platon und Aristoteles zur Sprache (Kratylos, De interpretatione)

Im Sommersemester findet am Zentrum für Klassikstudien der Universität Regensburg ein Seminar zur platonisch-aristotelischen Bestimmung der Sprache statt.

Im Ausgang von der Lektüre ausgewählter Passagen aus dem platonischen Dialog Kratylos und der aristotelischen Untersuchung De interpretatione soll im Zentrum der Veranstaltung die Frage nach Sprache und Wahrheit stehen. Damit einher geht eine Bestimmung der ontologischen Herkunft der Sprache im modernen Sinne, nämlich als Information und Kommunikation.

Eduardo Chillida, Elogio del Horizonte, Gijón (1990)

Platon und Aristoteles zur Sprache

 

Essai | L’auto-critique heideggérienne


Dans cet essai, Henri Crétella revient sur le sens de l’inapparent chez Heidegger.

« Une phénoménologie de l’inapparent » : ainsi, le philosophe a-t-il caractérisé, au terme de son dernier séminaire, « la pensée demandée » à laquelle il s’est consacré. Ne pas s’y tromper cependant : le préfixe in- dans cet « inapparent » doit être entendu, tel qu’en français : doublement. Il ne se borne pas à signaler ouvertement le non-apparent, mais sous-entend plus finement qu’il y a un cela grâce à quoi : un ce en quoi apparaît tout ce qui apparaît. À savoir le langage : lequel est à concevoir dans l’acception sémiologiquement renouvelée que Saussure nous en a léguée.

Il devient ainsi possible de déceler selon quel inédit troisième temps s’est ordonné l’itinéraire de pensée de l’auteur d’Être et temps : après cette percée dans la détermination de l’existant, puis son « tournant » dans celle de l’avenant, leur débouché dans une pensée doublement renouvelée de l’identité même : comme vérité et simultanément corporéité.

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« A-t-on observé comment en effet nous advient la pensée ? Est-ce autrement que silencieusement : dans la questionnante attente précédant le mot qui pourrait en exprimer la visée, mais qui aussi bien pourrait demeurer en attente à jamais ? »

Alberto Giacometti, L’Objet invisible (Main tenant le vide) (1934-35)

Crétella — L’auto-critique heideggérienne

Lettura | Arte e politica

Nella breve lettura qui pubblicata, Heidegger tocca la complessa questione del rapporto geniturale tra il pensare mediante valori e l’arte.

Come si configura il creare artistico nell’epoca della “dittatura del valore” e della “politica culturale”? Che diviene l’opera d’arte quando s’impone la necessità “aziendale” di una sua valutazione? Qual è, in questo caso, il senso della sua fruizione? E, conseguentemente, che diviene il valutare stesso inteso quale fonte di misura?

Può dunque quest’epoca pensare e intendere le opere d’arte “passate” lasciandole parlare nella loro luce d’origine?

«… wenn schon “Bewertungen” das erste sind, dann sagt dies, daß jetzt die “Werke” keine Wahrheit als Macht mehr in sich bergen… »

«Und wenn diese Bewertung nur noch lautet: “nicht schlecht” – wenn dies schon ein Erfolg ist und auf eine Leistung geht, dann hat selbst das Bewerten seine maßgebende Kraft verloren … »

«… der Kulturbetrieb freie Bahn bekommen kann und dabei sich auf das Gewesene berufen darf, als sei dieses fest in seiner Größe nur von Gnaden der heutigen Findigkeit.»

 

Paul KleeMaske der Furcht (1932)

Heidegger — Arte e politica

Saggio | Della bellezza e della superficie

In questo saggio di Alessandro Stavru, l’estetica giapponese viene presentata come un’estetica della superficie, della pura esteriorità, e, in quanto tale, contrapposta all’estetica occidentale, imperniata invece sul gioco tra interiorità (pathos o ethos) ed esteriorità (eidos o species).

Il tema della superficie attraversa i vari ambiti del mondo giapponese: dall’arte figurativa alla musica, dal tiro con l’arco alla contemplazione della natura, dai bagni termali al culto della pelle candida, dall’effimera architettura in bambù e carta a quella delle case da tè e dei giardini, dalla cultura culinaria del crudo alla devozione per la prima luce del giorno e gli Dei shinto.

Si tratta tuttavia di un’estetica i cui aspetti contraddittori emergono con particolare evidenza nel suo rapporto ambiguo con la civiltà occidentale, che, da un lato, viene assimiliata con acribica precisione, mentre, dall’altro, è svuotata di ogni senso e profondità.

«… [I]l ‘maestro’ non ‘conosce’ attivamente la realtà, ma dispone di una ‘comprensione immobile’ di essa. Il suo modo di guardare a un albero non è volto a coglierne l’‘essenza’, e cioè la ‘profondità’, ma a percepire quel che di esso appare, e dunque a individuarne con estrema precisione ‘ogni singola foglia’… »

Itō JakuchūWhite Plum Blossoms in Moonlight (1755)

Stavru — Della bellezza e della superficie

Saggio | Dies ultimus. Per una diagnosi del male nell’anamnesi dell’essere

Il saggio chiarisce l’essenza del male entro la dimensione geniturale del supremo compimento della tecnica — là dove il pensiero può meditare lo stagliarsi dell’essere “dalle” potenze dell’ente, e, di conseguenza, l’inoltrarsi dell’uomo nell’attesa della (sua) umanità.

«[m]it dem Heilen zumal erscheint in der Lichtung des Seins das Böse. Dessen Wesen besteht nicht in der bloßen Schlechtigkeit des menschlichen Handelns, sondern es beruht im Bösartigen des Grimmes. Beide, das Heile und das Grimmige, können jedoch im Sein nur wesen, insofern das Sein selber das Strittige ist» (Heidegger, Brief über den Humanismus)

Lucio FontanaConcetto spaziale. Attese (1965)

De Gennaro, Zaccaria — Dies ultimus

Review | George Kovacs’ Book on “Beiträge zur Philosophie” and the Future of Heidegger Studies

In this article Frank Schalow reviews George Kovacs’ new book Thinking and Be-ing in Heidegger’s Beiträge zur Philosophie (Vom Ereignis).

«Readers and interpreters, friends and foes, of Heidegger’s texts, most of all in assessing his second main work, as well as his ‘later thought,’ need to attend carefully to the polymorphity, diversity, and creativity of ‘his’ language (vocabulary) of, and names for, Be-ing.» (G. Kovacs)

J. A. McNeill Whistler, Nocturne in Blue and Silver: The Lagoon, Venice (1879-1880)

Schalow — Kovacs’ Thinking and Be-ing