Seminar | Platon und Aristoteles zur Sprache (Kratylos, De interpretatione)

Im Sommersemester findet am Zentrum für Klassikstudien der Universität Regensburg ein Seminar zur platonisch-aristotelischen Bestimmung der Sprache statt.

Im Ausgang von der Lektüre ausgewählter Passagen aus dem platonischen Dialog Kratylos und der aristotelischen Untersuchung De interpretatione soll im Zentrum der Veranstaltung die Frage nach Sprache und Wahrheit stehen. Damit einher geht eine Bestimmung der ontologischen Herkunft der Sprache im modernen Sinne, nämlich als Information und Kommunikation.

Eduardo Chillida, Elogio del Horizonte, Gijón (1990)

Platon und Aristoteles zur Sprache

 

Essai | L’auto-critique heideggérienne


Dans cet essai, Henri Crétella revient sur le sens de l’inapparent chez Heidegger.

« Une phénoménologie de l’inapparent » : ainsi, le philosophe a-t-il caractérisé, au terme de son dernier séminaire, « la pensée demandée » à laquelle il s’est consacré. Ne pas s’y tromper cependant : le préfixe in- dans cet « inapparent » doit être entendu, tel qu’en français : doublement. Il ne se borne pas à signaler ouvertement le non-apparent, mais sous-entend plus finement qu’il y a un cela grâce à quoi : un ce en quoi apparaît tout ce qui apparaît. À savoir le langage : lequel est à concevoir dans l’acception sémiologiquement renouvelée que Saussure nous en a léguée.

Il devient ainsi possible de déceler selon quel inédit troisième temps s’est ordonné l’itinéraire de pensée de l’auteur d’Être et temps : après cette percée dans la détermination de l’existant, puis son « tournant » dans celle de l’avenant, leur débouché dans une pensée doublement renouvelée de l’identité même : comme vérité et simultanément corporéité.

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A-t-on observé comment en effet nous advient la pensée ? Est-ce autrement que silencieusement : dans la questionnante attente précédant le mot qui pourrait en exprimer la visée, mais qui aussi bien pourrait demeurer en attente à jamais ?

Alberto Giacometti, L’Objet invisible (Main tenant le vide) (1934-35)

Crétella — L’auto-critique heideggérienne

Lettura | Arte e politica

Nella breve lettura qui pubblicata, Heidegger tocca la complessa questione del rapporto geniturale tra il pensare mediante valori e l’arte.

Come si configura il creare artistico nell’epoca della “dittatura del valore” e della “politica culturale”? Che diviene l’opera d’arte quando s’impone la necessità “aziendale” di una sua valutazione? Qual è, in questo caso, il senso della sua fruizione? E, conseguentemente, che diviene il valutare stesso inteso quale fonte di misura?

Può dunque quest’epoca pensare e intendere le opere d’arte “passate” lasciandole parlare nella loro luce d’origine?

«… wenn schon “Bewertungen” das erste sind, dann sagt dies, daß jetzt die “Werke” keine Wahrheit als Macht mehr in sich bergen… »

«Und wenn diese Bewertung nur noch lautet: “nicht schlecht” – wenn dies schon ein Erfolg ist und auf eine Leistung geht, dann hat selbst das Bewerten seine maßgebende Kraft verloren … »

«… der Kulturbetrieb freie Bahn bekommen kann und dabei sich auf das Gewesene berufen darf, als sei dieses fest in seiner Größe nur von Gnaden der heutigen Findigkeit.»

 

Paul KleeMaske der Furcht (1932)

Heidegger — Arte e politica

Saggio | Della bellezza e della superficie

In questo saggio di Alessandro Stavru, l’estetica giapponese viene presentata come un’estetica della superficie, della pura esteriorità, e, in quanto tale, contrapposta all’estetica occidentale, imperniata invece sul gioco tra interiorità (pathos o ethos) ed esteriorità (eidos o species).

Il tema della superficie attraversa i vari ambiti del mondo giapponese: dall’arte figurativa alla musica, dal tiro con l’arco alla contemplazione della natura, dai bagni termali al culto della pelle candida, dall’effimera architettura in bambù e carta a quella delle case da tè e dei giardini, dalla cultura culinaria del crudo alla devozione per la prima luce del giorno e gli Dei shinto.

Si tratta tuttavia di un’estetica i cui aspetti contraddittori emergono con particolare evidenza nel suo rapporto ambiguo con la civiltà occidentale, che, da un lato, viene assimiliata con acribica precisione, mentre, dall’altro, è svuotata di ogni senso e profondità.

«… [I]l ‘maestro’ non ‘conosce’ attivamente la realtà, ma dispone di una ‘comprensione immobile’ di essa. Il suo modo di guardare a un albero non è volto a coglierne l’‘essenza’, e cioè la ‘profondità’, ma a percepire quel che di esso appare, e dunque a individuarne con estrema precisione ‘ogni singola foglia’… »

Itō JakuchūWhite Plum Blossoms in Moonlight (1755)

Stavru — Della bellezza e della superficie

Saggio | Dies ultimus. Per una diagnosi del male nell’anamnesi dell’essere

Il saggio chiarisce l’essenza del male entro la dimensione geniturale del supremo compimento della tecnica — là dove il pensiero può meditare lo stagliarsi dell’essere “dalle” potenze dell’ente, e, di conseguenza, l’inoltrarsi dell’uomo nell’attesa della (sua) umanità.

«[m]it dem Heilen zumal erscheint in der Lichtung des Seins das Böse. Dessen Wesen besteht nicht in der bloßen Schlechtigkeit des menschlichen Handelns, sondern es beruht im Bösartigen des Grimmes. Beide, das Heile und das Grimmige, können jedoch im Sein nur wesen, insofern das Sein selber das Strittige ist» (Heidegger, Brief über den Humanismus)

Lucio FontanaConcetto spaziale. Attese (1965)

De Gennaro, Zaccaria — Dies ultimus

Review | George Kovacs’ Book on “Beiträge zur Philosophie” and the Future of Heidegger Studies

In this article Frank Schalow reviews George Kovacs’ new book Thinking and Be-ing in Heidegger’s Beiträge zur Philosophie (Vom Ereignis).

«Readers and interpreters, friends and foes, of Heidegger’s texts, most of all in assessing his second main work, as well as his ‘later thought,’ need to attend carefully to the polymorphity, diversity, and creativity of ‘his’ language (vocabulary) of, and names for, Be-ing.» (G. Kovacs)

J. A. McNeill Whistler, Nocturne in Blue and Silver: The Lagoon, Venice (1879-1880)

Schalow — Kovacs’ Thinking and Be-ing

Saggio | Dal vedere all’osservare

Pubblichiamo, nella traduzione di Elena Filippi, un saggio breve di Wolfgang Christian Schneider. Nel suo testo, l’autore s’inoltra – in tacito dialogo con Cusano – nel vedere e nel guardare, per scorgervi (e lasciarvi essere) l’osservare e il raccogliere, l’esser scrutati e l’esser raccolti, il muovere e il tastare, e, infine, il giungere e l’approdare – nell’inizio.

Eduard Bargheer, Oase (1962)

Schneider — Dal vedere all’osservare

Anmerkung | Die Funktion des Menschen im Gestell

Jürgen Gedinats Anmerkung zur Funktion des Menschen im Gestell zeigt diese als ein Erledigen im Sinne des Sicherledigens des Menschen durch die automatischen Apparate. – Vorblickend auf einen demnächst auf eudia erscheinenden Aufsatz lässt sich dieses Sicherledigen als das “se absolvere”, also das Sichablösen (nämlich vom Sein) des absoluten Subjekts auslegen.

Pubblichiamo una nota di Jürgen Gedinat sul modo in cui l’uomo funge nel Gestell (nella formatazione, ovvero nell’imperio). Tale modo è indicato mediante il verbo erledigen, che comunemente vale sbrigare o evadere. Erledigen viene da ledig, per il quale il dizionario dei fratelli Grimm dà i corrispondenti latini liber e solutus. Possiamo dunque concludere che il fungere dell’uomo nel Gestell, in quanto erledigen, è l’assolversi (dall’essere) del soggetto assoluto.

Wilhelm Lehmbruck, Der Gestürzte (1915)

Gedinat —Funktion

Saggio | Pasolini e il carattere nazionale del potere dei consumi

In questo saggio, Maurizio Borghi propone una lettura dell’opera critica di Pasolini come diagnosi del tempo presente, caratterizzato dall’imporsi incondizionato della logica del “potere”. In particolare, si ricostruisce la diagnosi pasoliniana dei tratti specificamente italiani che definiscono tale logica, e si tenta uno scorgimento del tono che prefigura un suo attendibile superamento nell’elemento della lingua italiana.

Il saggio sarà pubblicato nel secondo volume collettaneo, curato da Ivo De Gennaro, Sergiusz Kazmierski e Ralf Lüfter, dedicato al tema dell'”economia ospitale” (Wirtliche Ökonomie. Philosophische und dichterische Quellen. Zweiter Teilband, Bautz, Nordhausen 2016).

Pier Paolo Pasolini, Autoritratto

Borghi — Pasolini e il carattere italiano del potere dei consumi

Lettura | La stella Assenzio

hoelderlin_1792

Nella notte tra il 19 e il 20 aprile 1970, il poeta Paul Celan si gettò nella Senna dal ponte Mirabeau, a Parigi. Sul tavolo del suo appartamento fu trovata una biografia di Hölderlin, aperta a una pagina in cui Celan aveva sottolineato una sola frase. Si tratta di un passo da una lettera di Clemens Brentano a Philipp Otto Runge, in cui il poeta caratterizza il genio dello stesso Hölderlin. La lettura riporta la frase in questione, inserita nel suo immediato contesto.

Per il riferimento alla stella Assenzio si veda Apocalisse, 8:10-11.

Franz Carl Hiemer, Ritratto di Hölderlin (1792)

Brentano — La Stella Assenzio