Jürgen Gedinats unter dem Titel “Befund” stehende zeit-diagnostische Notiz beginnt mit den Worten:
“Zur Zeit versagt das Verstehen. Jedes. Wir haben uns aus dem Blick verloren. Alle.”
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Marcel Marien, L’introuvable (1937)
eudia, annuario di pensiero, poesia e arte
Jürgen Gedinats unter dem Titel “Befund” stehende zeit-diagnostische Notiz beginnt mit den Worten:
“Zur Zeit versagt das Verstehen. Jedes. Wir haben uns aus dem Blick verloren. Alle.”
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Marcel Marien, L’introuvable (1937)
We publish a chapter of Gino Zaccaria‘s book The Enigma of Art (Brill, 2021).
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In this essay, Zaccaria offers a genitural elucidation of Umberto Boccioni’s artistic thinking, which is elaborated in his treatise entitled Pittura e scultura futuriste: Dinamismo plastico (1914).
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«The treatise, composed of seventeen chapters written in a compact and no-frills style, traces the foundation of art by drawing from universal dynamism both the constitutive design (the model) of the artwork and the creating stance (the will to carry out plasmation) of the artist.»
Boccioni writes: «What we Futurist painters and sculptors want, instead, is the opposite — but it is an opposite that is grounded on their [i.e. the Impressionists’] bases, namely the resumption and logical continuation of the Impressionists’ research before its degeneration and decadence».
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Umberto Boccioni, Dinamismo di un corpo umano (1913)
This text is an extract from Ivo De Gennaro’s book Principles of Philosophy. A Phenomenological Approach.
It presents Leibniz’s thought as an exemplary metaphysical position of modernity. The theoretical core of this thinking – the principle of sufficient reason – is at the same time the source of the Leibnizian ethos, “the original (harmonic) economy of the world”.
The circumstance that this world is necessarily “the best of all possible worlds” has nothing to do with optimism, but sheds a light on today’s dominant drive towards optimization.
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Georg Kolbe, Kauernde (1917)
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Nelle pagine della sua autobiografia, pubblicata postuma nell’agosto di quest’anno, il germanista Gerhard Neumann ritorna per la prima volta su un noto episodio del primo incontro fra Paul Celan e Martin Heidegger: la visita alla baita di quest’ultimo nella Foresta Nera, avvenuta il 25 luglio 1967, all’indomani di una lettura pubblica all’Università di Friburgo a cui anche Heidegger aveva assistito. Neumann, l’unico ad accompagnare i due a Todtnauberg (è lui «der uns fährt, der Mensch, / der’s mit anhört», di cui parla l’omonima poesia), aveva sempre sostenuto di non avere ricordi delle parole dette in quell’occasione.
Il testo che qui pubblichiamo è estratto da una lettera, riportata nello stesso volume, che Neumann scrisse, a poco più di un mese dal giorno della visita a Friburgo, agli amici Kiki ed Elmar Tophoven, grazie ai quali aveva conosciuto Celan a Parigi. La lettura è completata da un passo della lettera che lo stesso Celan scrisse alla moglie Gisèle Lestrange al rientro dal viaggio in Germania.
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Fritz Wotruba, Sitzende Figur (Der Denker), 1948
“It cannot be done” — così Mary de Rachewiltz a proposito del compito di tradurre le poesie di Edward Estlin Cummings (1894-1962). Chiudiamo il 2017 con la pubblicazione di una poesia del poeta statunitense, tratta dalla raccolta 1 x 1 [One Times One], insieme alla traduzione che la stessa Mary de Rachewiltz ne ha proposto nell’antologia da lei curata, nel 1996, per Einaudi. Il volume riprende, in versione rivista, le traduzioni già uscite, sempre per Einaudi, nel 1974, mentre una prima edizione della medesima antologia fu pubblicata nel 1963 dall’editore Lerici. Il testo qui proposto comprende due ulteriori versioni — una in italiano e una in tedesco —, curate da Ivo De Gennaro.
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Aline De Souza Lopes, L’albero celeste (2012)
Nella breve lettura qui pubblicata, Heidegger tocca la complessa questione del rapporto geniturale tra il pensare mediante valori e l’arte.
Come si configura il creare artistico nell’epoca della “dittatura del valore” e della “politica culturale”? Che diviene l’opera d’arte quando s’impone la necessità “aziendale” di una sua valutazione? Qual è, in questo caso, il senso della sua fruizione? E, conseguentemente, che diviene il valutare stesso inteso quale fonte di misura?
Può dunque quest’epoca pensare e intendere le opere d’arte “passate” lasciandole parlare nella loro luce d’origine?
«… wenn schon “Bewertungen” das erste sind, dann sagt dies, daß jetzt die “Werke” keine Wahrheit als Macht mehr in sich bergen… »
«Und wenn diese Bewertung nur noch lautet: “nicht schlecht” – wenn dies schon ein Erfolg ist und auf eine Leistung geht, dann hat selbst das Bewerten seine maßgebende Kraft verloren … »
«… der Kulturbetrieb freie Bahn bekommen kann und dabei sich auf das Gewesene berufen darf, als sei dieses fest in seiner Größe nur von Gnaden der heutigen Findigkeit.»
Paul Klee, Maske der Furcht (1932)
Nella notte tra il 19 e il 20 aprile 1970, il poeta Paul Celan si gettò nella Senna dal ponte Mirabeau, a Parigi. Sul tavolo del suo appartamento fu trovata una biografia di Hölderlin, aperta a una pagina in cui Celan aveva sottolineato una sola frase. Si tratta di un passo da una lettera di Clemens Brentano a Philipp Otto Runge, in cui il poeta caratterizza il genio dello stesso Hölderlin. La lettura riporta la frase in questione, inserita nel suo immediato contesto.
Per il riferimento alla stella Assenzio si veda Apocalisse, 8:10-11.
Franz Carl Hiemer, Ritratto di Hölderlin (1792)
La lettura di questo mese è costituita da una selezione di passi tratti dagli Schwarze Hefte di Heidegger, di cui, tra febbraio e marzo di quest’anno, sono stati pubblicati, sotto il titolo Überlegungen, i primi tre volumi. La selezione dei passi (denominata fructuarium) è in una certa misura casuale, ma non arbitraria. Nei prossimi mesi eudia pubblicherà ulteriori estratti da questi testi. — Alcuni “contributi” di stampa sui volumi in questione sono reperibili nel “Libro bianco“.
Die Lektüre des Monats ist eine kleine Auswahl aus Heideggers Schwarzen Heften, von denen im Februar und März dieses Jahres die ersten drei Bände unter dem Titel Überlegungen erschienen sind. Die Auswahl (fructuarium, d. h. Obstschüssel genannt) ist in gewissem Maße zufällig und doch nicht beliebig. Im Laufe der nächsten Monate wird eudia weitere Kostproben aus diesen Texten veröffentlichen. — Einige Presse”beiträge” zu den fraglichen Bänden sind im “Libro bianco” nachzulesen.
La lettura di febbraio è un articolo di Luca Carbone sullo scritto “Comparazione delle sentenze di Bruto e di Teofrasto vicini a morte”, che l’edizione feltrinelliana delle opere di Leopardi colloca in appendice al volume delle Operette morali. Il testo interroga la legittimità di tale collocazione, avanzando la congettura che, in base al suo contenuto filosofico, la “Comparazione delle sentenze” debba piuttosto essere intesa (e, di conseguenza, editorialmente collocata) come un'”introduzione generale” a un altro testo leopardiano.