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Sind wir?
Wer sind wir? — Wo sind wir? — In welchem Augenblick sind wir? — Wer sind wir? — Ein Gefüge der Fragen, in dem eine Frage – nie nach »uns«, sondern »nach« dem Seyn. Dieses die Er-eignung in der Befremdung. — Aber nie »dialektisch«, nie als Gegenspiel – ganz als Er-eignis, — Einziges. »Wir sind« Wer sind wir? — Und sind wir denn? — Was heißt »Sein«? »Sind« wir, weil wir und sofern wir uns so antreffen, wie Baum und Haus. Und treffen wir uns so an? Und gesetzt auch dieses, treffen wir damit die Weise, wie wir sind? — Wer entscheidet über das »Sein«? — Oder entscheidet das Sein über jedes Wer und jedes Fragen? Und wie das? Was ist das Sein? Wie soll es enthüllt und in seine Wahrheit gebracht werden? Was ist Wahrheit? — Wir stehen im Äußersten dieser Fragen.
Siamo? Chi siamo noi? [i.e. chi è l’indole ‘noi’?] — Dove siamo? — In quale istante [i.e. in quale fermezza del colpo d’occhio d’essære] siamo? — Chi siamo noi? — Un’integra fuga di interroganze, nella quale <si stanzia> un’unica interroganza – mai secondo “noi” [i.e. il contingente ‘noi’] ma “assecondando” (“assentendo a”) l’essære. <Tutto> questo <è> l’addicimento d’origine all’estraneazione. — Però mai “dialetticamente”, mai come azione di forze contrapposte – <bensì> interamente come originaria addicenza, — unica indole. «Noi siamo» Chi siamo noi? — E siamo allora? — Che cosa significa “essere”? Noi “siamo” poiché e nella misura in cui ci imbattiamo nell’indole ‘noi’ così come ci imbattiamo nell’albero e nella casa. Ed è così che incontriamo l’indole ‘noi’? E posto che di questo si tratti, cogliamo con ciò la fermezza in cui noi <d’indole> siamo? — Chi decide sull’“essere”? <Chi lo discerne?> — Oppure è l’essere che decide su ogni “chi” e su ogni interrogare <concernendo ogni “chi” e ogni interrogare>? E com’è <qual è il modus di> tutto questo? Che cos’è l’essere? In quale modo [i.e. con quale fermezza] esso deve essere dis-celato e condotto alla sua verità? Che cos’è verità? — Noi ci ergiamo sull’estremo vertice <della fuga> di queste interroganze. [c.n.]
(Martin Heidegger, Geschichte des Seyns, Frankfurt a. M. 1998, p. 8; trad. G. Zaccaria)
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